Quando da cosa nasce cosa

di Nino Serdoz

Come nacque l’Associazione Musicale «G. Tartini»? Di mia iniziativa. Scaturì dall’inopinato incontro a Roma di quattro esuli da Fiume, già allievi di quella Scuola di Musica, coinvolti nelle imperversanti vicende belliche con accodato il retaggio di un interiore scompiglio morale.

Il Maestro Nino Serdoz (CC0)
Il Maestro Nino Serdoz

Fu la mano del destino.

Quel far convergere noi quattro verso un’unica sede mi rese possibile la formazione di un organico quartettistico: Nino Serdoz, primo violino: Ugo Hammerl secondo violino; Giulio Gortan. viola; Nereo Bianchi, violoncello. Per le prove trovai ospitalità in un seminterrato di un Istituto bancario: ambiente niente affatto accogliente, illuminato da una lampadina volonterosa quasi oltre la sua congenita possibilità fisica, dalle pareti umidicce e con il soffitto gocciolante causa vetustà e difetto di tubature fatiscenti.

Iniziammo a provare con il quartetto delle dissonanze di Mozart, da me reperito nella bottega di un rigattiere a Campo Marzio. Il quartetto lo battezzai «delle gocce ribelli»; ribelli, perché, riluttanti all’osservanza degli elementari dettati del metronomo, cadevano sui leggii sistematicamente fuori tempo. A bando gli scherzi…, eravamo immersi nel nulla, ma, per dirla con Pollione nella «Norma» di Bellini, ora arrivava la musica «… come raggio di sol in ciel turbato!…».

Fu per noi un’autentica, balsamica reviviscenza. Comunque, sperimentammo positivamente il detto: quartetto bagnato, quartetto fortunato. L’esibizione del quartetto d’archi precorreva di poco (da cosa nasce cosa) alla nascita di un complesso orchestrale nobile d’intenti e serio d’indirizzo, che avrebbe dato specifico apporto all’osservanza dei canoni cui si ispira la buona musica.

Nell’autunno del 1950 formai l’orchestra, che da me diretta, diede il suo primo concerto pubblico nel Teatro della Società Artistica Operaia di via dell’Umiltà. Era nata l’Associazione Musicale «G. Tartini».

Allo stato attuale emerge una particolarità: il vibrare di sentimenti di una propaggine, la «Tartini», saldati ad antiche radici culturali verso la lontana immagine di ciò che fu un tempo la Società di Concerti di Fiume. Ispirarsi a quel prestigioso modello, dal quale riesumare per talea, non sbiadita invero, una mnemonica carta carbone nel contesto di una continuità ideale, questo, sì, è stato l’humus smisurato di stimoli che ha portato la «Tartini» al 40° appuntamento annuo con la musica.

In una lettera indirizzata ad Arturo Toscanini, Gabriele D’Annunzio, parlando di Fiume, scriveva… «È una città dove la musica e un’istituzione statuale…» Ed era vero. Fiume, città di frontiera, era il punto d’incontro dei maggiori esponenti del concertismo internazionale mittel ed est europeo; mostri di sapere e di dire musica, dei loro concerti gli anziani ricorderanno la «completezza» tecnica e la «totalità» del suono che scaturivano dai loro preziosi strumenti in programmi emergenti dalla profondità della letteratura musicale, (nelle pagine seguenti presentiamo il frontespizio di alcuni programmi di sala).

Per la «Tartini» predisposi dal 1950 prime esecuzioni in epoca moderna di sonate, concerti, sinfonie di autori del 1700 da me reperiti negli scantinati dei negozi di musica di Otto Bauer e di Max Hieber a Monaco di Baviera. I nostri programmi si arricchirono di opere di compositori quali Zellbell, Tuma, Torri, Pez, Sonnleitner, Abel, Pepusch, ed altri; per non sottacere i nostri Vivaldi, Corelli, Sammartini, Albinoni, Caldara, Bomporti, ecc.

In un’epoca (siamo negli anni ’50) in cui ben pochi pensavano che valesse la pena di riscoprire Vivaldi, la «Tartini» contribuì a proporre all’ambiente musicale romano le sue musiche. Fu il poeta Ezra Pound a «rintracciare» Antonio Vivaldi; alla Biblioteca Nazionale di Torino tolse dalla polvere oltre 300 composizioni del «Prete rosso» e un altro centinaio alla Biblioteca Popolare di Dresda. Per la «Tartini» e per il suo pubblico fu una vera manna. Provo un piacere nell’affermare che la «Tartini» il fiore all’occhiello se l’è meritato col trovarsi sempre, prima tra i primi, a frugare nel dossier dei repertori originali, insoliti o poco noti.

Le va assegnato un altro fiore all’occhiello per i nove cicli di concerti eseguiti dal suo Quartetto d’Archi (Ottorino Mori, primo violino – Mihai llie, secondo violino – Riccardo Pellegrino, viola – Antonio Fuiano, violoncello) e relativi a inusitati quartetti d’archi di operisti italiani quali Verdi, Donizetti, Rossini, Respighi, Malipiero, Scontrino, Gasco, Cambini, Paisiello, Cherubini, Bazzini, Galuppi, Bottesini, Bertoni, i quali, nel corso dell’attività creativa, hanno risposto con partecipazione sentita alle sollecitazioni ed agli stimoli offerti loro dalla forma quartettistica. Questi quartetti presentano in tutte le loro componenti, siano esse stilistiche o tecniche, i lineamenti tipici della personalità dei singoli compositori, e non di rado, e ricorrente in essi l’inconfondibile matrice operistica.

Roma, Palazzo Barberini – L’Orchestra “G. Tartini” con il Maestro Serdoz ed il soprano Fulvia Boschin

Nel flusso di questi interessanti itinerari, che non hanno fine in sè, attraverso tappe di un viaggio dalle più disparate tematiche, si sono snodate nell’arco di quattro decenni manifestazioni concertistiche determinate da influente, profondo impegno. Nella diuturna ricerca c’è tutta l’originalità del vasto programma musicale che la «Tartini» ha sviluppato a Roma e in altre città italiane, in questo quarantennio di meravigliosa continuità.

Chiudo questo mio scritto menzionando doverosamente una persona dal complesso di sentimenti che vibrano in sintonia con il pensiero e l’azione del sottoscritto, nel reggere la Presidenza della nostra Associazione: l’emerito primario dermatologo prof. dott. Luciano Muscardin.